Categorie
News

Balbuzie? Scopriamola insieme!

Balbuzie? Scopriamola insieme!

Monia: buongiorno a tutti, mi trovo oggi in compagnia della dottoressa Marta Pagani, logopedista presso il Centro Balbuzie di Saronno. Buongiorno dottoressa Pagani, benvenuta.

Dottoressa Pagani: Grazie, grazie mille.

Monia: iniziamo ora con la nostra intervista sulla balbuzie. Allora, cosa cerca oggi chi si rivolge a un logopedista? E quali sono le problematiche più diffuse?

Dottoressa Pagani: allora, il logopedista è la figura professionale che si occupa nell’ambito clinico di quelli che sono i disturbi del linguaggio e della comunicazione. Noi lavoriamo con tutte le fasce di età, sia coi bimbi appena nati, sia coi bambini e ragazzi che hanno dei disturbi a livello del linguaggio o degli apprendimenti a livello scolastico ma anche con persone adulte e anziane che presentano problematiche a livello linguistico, comunicativo e anche della denutrizione, quindi che fanno fatica a mangiare, che possono essere causate da varie tipologie. Il compito del logopedista è proprio quello di costruire e migliorare le capacità comunicative e linguistiche del paziente attraverso un trattamento che sia mirato, basato su evidenze scientifiche.

Monia: bene, balbuzie, cosa può dirci a riguardo e quali sono le cause principali?

Dottoressa Pagani: la balbuzie secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è un disordine, un disturbo del ritmo della parola quindi la persona sa con certezza quello che vuole dire ma allo stesso tempo non è in grado di dirlo perché appaiono arresti, ripetizioni e prolungamenti di un suono o di una sillaba. È un disturbo che è definito multifattoriale quindi è determinato da molteplici fattori che appunto ne determinano sia l’esordio, sia lo sviluppo che la gravità. Ci sono sempre diversi fattori da considerare quindi non è mai un solo fattore presente. Sicuramente il primo da valutare è la familiarità e la predisposizione.

Monia: quando può essere formulata la diagnosi?

Dottoressa Pagani: la balbuzie ha delle caratteristiche principali legate alla fluenza del linguaggio che possono definirla come disturbo. Ci sono dei blocchi: quei tempi in cui la parola sembra bloccata in bocca e non riesce a uscire; le ripetizioni che possono essere di un suono, di una sillaba o di una parola monosillabica, ad esempio un articolo, quindi parole molto piccole; poi ci possono essere prolungamenti ovvero episodi in un cui il bambino o l’adulto prolunga il suono della parola, che molto spesso è il suono iniziale; infine ci sono una serie di manifestazioni parallele a queste più prettamente linguistiche che sono proprio manifestazioni di sforzo, fatica nel parlare, che possono manifestarsi a livello del viso oppure a livello di movimenti delle parti del corpo come ad esempio braccia o gambe.

Monia: in tema di ricerche cosa può dirci?

Dottoressa Pagani: le ricerche scientifiche ci dicono che la maggior parte di bambini che comincia a balbettare in età prescolare, quindi prima di andare a scuola, risolve nel tempo la balbuzie e questa è un’ottima notizia però per questo motivo dobbiamo considerare di estrema importanza attivarsi il prima possibile nella valutazione, nel trattamento della balbuzie. Se la balbuzie viene trattata in età prescolare, tra i 3 e i 5 anni ci sono alte probabilità di remissione infatti più si aspetta ad intervenire più la balbuzie tende a radicarsi e a strutturarsi quelli che sono gli esiti negativi che sono sia a livello linguistico ma non solo perché la balbuzie porta con sé anche una serie di esiti a livello di autostima e di relazioni sociali che il bambino e quindi il futuro adulto potrà avere quindi mi raccomando appena voi genitori notate queste tre caratteristiche che vi abbiamo detto cioè blocchi, ripetizioni e prolungamenti vi consiglio vivamente di rivolgervi a uno specialista in balbuzie.

Monia: la balbuzie si accompagna spesso a vissuti di disagio e di vergogna, come gestire la dimensione emotiva?

Dottoressa Pagani: allora, proprio per questa complessità che abbiam visto di questo disturbo spesso si immagina la balbuzie come un iceberg quindi c’è la parte visibile che sta fuori dall’acqua che è tutto ciò che si può vedere quindi appunto i prolungamenti, gli arresti e tutta la parte di manifestazione di sforzo muscolare, sono solo la punta in realtà c’è tutta una componente che sta sotto l’acqua quindi che non è visibile che è legata al vissuto emotivo, proprio alle emozioni che vive un soggetto che soffre di balbuzie infatti per questo motivo nel trattamento è necessario considerare anche le componenti che esulano dalla parte, dall’area linguistica infatti dobbiamo considerare che la comunicazione tra le persone è proprio sostenuta dalle emozioni così come anche la relazione tra le persone e quindi è necessario affinché il trattamento sia efficace per la persone con balbuzie è necessario che si attivi un percorso integrato quindi che consideri tutti gli aspetti del disturbo e che integri varie figure professionali che possono dare al meglio, offrire al meglio un risultato per il paziente.

Monia: lo stress degli stati emotivi intensi come l’ansia o l’emozione inaspettata anche positiva possono incidere sulla balbuzie?

Dottoressa Pagani: allora questo è un tema abbastanza discusso e abbastanza dibattuto perché purtroppo porta con sé molti luoghi comuni infatti si tende a pensare che la balbuzie sia creata da uno stato di ansia particolarmente intenso, in realtà le ricerche ci dicono che non è così infatti se immaginiamo un bambino che ha balbuzie che deve ad esempio chiedere un aiuto alla maestra oppure a un adulto che ad esempio è al bar e vuole chiedere un caffè, se questo soggetto sa che farà fatica a chiedere questa informazione oppure non riuscirà proprio a dirla e si blocca tutto questo genererà quella che viene chiamata ansia anticipatoria cioè un’ansia che è conseguenza della consapevolezza che ha il soggetto della propria balbuzie quindi io so già che farò fatica o che non riuscirò a dire quella determinata cosa come vorrei dirla e quindi genererà ansia quindi più una conseguenza che una causa.

Monia: un genitore come dovrebbe comportarsi con un figlio che ha difficoltà nel parlare?

Dottoressa Pagani: come abbiamo visto prima più precocemente si interviene e prima si avranno risultati quindi la primissima cosa che vi consiglio di fare è quella di contattare un centro specializzato appunto, uno specialista che vi possa aiutare a chiarire tutti i dubbi e che possa proprio aiutare il bambino a imparare a attuare delle strategie per migliorare la sua balbuzie e la sua comunicazione, inoltre, potrà fornirvi delle strategie che siano su misura per il vostro bimbo per la vostra situazione e che quindi possono agevolare la comunicazione del bambino e che potete mettere in campo fin da subito.

Monia: cosa direbbe invece ad un adulto che presenta problemi a parlare?

Dottoressa Pagani: allora, tendenzialmente la balbuzie compare nell’infanzia anche se l’incidenza è sempre più bassa col passare degli anni quindi ciò significa che un adulto che presenta balbuzie avrà alle spalle una lunga storia, un lungo vissuto emotivo con la propria balbuzie e questo non solo in termini di meccanismi o strategie messe in atto che possono risultare più o meno efficaci ma anche proprio a livello di abitudini che si sono consolidate come abbiamo visto prima l’ansia anticipatoria. È importante però considerare che qualunque sia la storia della propria balbuzie anche gli adulti possono intraprendere con successo il percorso terapeutico. Infatti, la balbuzie ha un forte impatto sulla vita soprattutto di una persona adulta. Non è raro ad esempio che le persone che balbettino rinuncino a un percorso di studi specifico o magari a una posizione lavorativa proprio perché consapevoli della propria difficoltà nel parlare e nel comunicare, spesso inoltre si isolano ed evitano relazioni sociali e tutto ciò incide fortemente sulla qualità della vita, per questo motivo è necessario un trattamento della balbuzie perché è proprio il punto di partenza per migliorare la qualità della propria vita e quindi è importante soprattutto da adulti non rinunciare a sconfiggere la balbuzie.

Monia: come si struttura un trattamento per la balbuzie:

Dottoressa Pagani: in base al singolo caso si può decidere di attuare interventi diversi infatti non è detto che lo specialista decida di incontrare subito e direttamente il bambino, in molti interventi soprattutto in età prescolare, quindi prima dei sei anni, si attuano quelli che vengono definiti interventi indiretti, quindi vengono coinvolti i genitori mentre il bambino non viene preso in carico direttamente dalla logopedista, infatti saranno proprio i genitori che si interfacciano col terapista che sarà poi colui che darà strategie e tutta una serie di modi per facilitare quella che è la comunicazione con il bambino, in altri casi invece si può decidere appunto di intervenire in modo diretto quindi coinvolgendo direttamente il bambino o l’adulto, inoltre, in ogni caso le attività che vengono proposte vengono appunto calibrate in base all’età del soggetto quindi le attività proposte ai bambini sono prettamente ludiche, quindi sotto forma di gioco, quindi i bambini giocando e divertendosi cominciano a conoscere la loro balbuzie e apprenderanno quelle che sono le strategie più efficaci per migliorare la propria comunicazione

Monia: infine, quanto è importante il rapporto che si crea tra logopedista e paziente?

Dottoressa Pagani: il rapporto tra logopedista e il paziente è fondamentale in tutti i trattamenti logopedici soprattutto in casi come la balbuzie in cui vengono considerati più aspetti in quanto è un disturbo molto complesso, quindi la base della terapia è proprio quella che viene chiamata relazione terapeutica quindi quella relazione che si stabilisce tra terapista e paziente in un clima di fiducia reciproca per raggiungere obiettivi che siano condivisi infatti per creare un percorso che sia appunto efficace e su misura per la singola persona il terapista cerca di soddisfare e motivare la persona a soddisfare i bisogni propri in quello specifico momento della vita. All’interno di questa relazione il terapeuta mette a completa disposizione quelli che sono gli strumenti che ha, le competenze e le conoscenze affinché il paziente possa raggiungere al meglio quelli che sono gli obiettivi quindi progettare e attuare al meglio l’obiettivo del percorso terapeutico. La relazione terapeutica possiamo dire che è proprio uno sforzo congiunto di entrambe le figure, terapista e paziente, che possono lavorare insieme per affrontare al meglio i problemi e le difficoltà che sono emerse.

Monia: grazie mille dottoressa Pagani e grazie a tutti quelli che ci stanno ascoltando, vi invito a seguirci alla nostra pagina Facebook sul sito Centro Balbuzie per approfondire le tematiche trattate. Grazie mille. Arrivederci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *